Aumento di capitale: la nuova droga del millennio

 

Perchè capita non così di rado che chi riceve una grossa somma di denaro, magari per una vincita, si ritrova dopo poco tempo in una situazione peggiore di quella di partenza?

Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare la differenza tra “ricchi” e “arricchiti”.

Discutevo di questo tema pochi giorni fa con un amico e la risposta per quanto ovvia fa riflettere: l’incapacità di gestire il patrimonio, la focalizzazione su cose “sbagliate”. La frase “Se vinco mi compro la Ferrari” quante volte l’abbiamo sentita? O quante volte l’abbiamo detta?

Bene, hai comprato la Ferrari. Hai ridotto il capitale e incrementato le spese. E ora? Champagne? Un giro in elicottero? Una villa da due milioni di euro per andare in vacanza?

Il punto è che chi è ricco lo è diventato creando una stabilità nel tempo (magari proveniente da generazioni) e solitamente sa gestire il patrimonio; chi è arricchito ha invece la forte tentazione di sperperare, di spendere il danaro senza una strategia definita, utilizzando il patrimonio come un qualcosa di TEMPORANEO.

Questa situazione, se ci pensate un attimo, la si vede spesso applicata nel mondo delle startup, dove “dal nulla” si crea un progetto e si ricevono finanziamenti/investimenti talvolta anche importanti.

A questo punto ci troviamo davanti a un bivio: da un lato le società che gestiscono in modo strategico e sostenibile le proprie risorse, dall’altro quelle che le consumano senza una chiara direzione. La capacità di gestione del patrimonio – economico e organizzativo – è ciò che determina la durata e il successo nel tempo.

Chi non possiede questa capacità, una volta sperperato il capitale, si ritrova nuovamente al punto di partenza (un po’ come il famoso gioco dell’oca). E qual è la soluzione? Abbiamo una parola magica che sempre più spesso (purtroppo) sentiamo: Aumento di capitale, o AUCAP per gli amici, potenzialmente la nuova droga del millennio.

Facciamo un passo indietro.

Le startup spesso nascono da idee brillanti, ma una grande idea non basta. La mancanza di una visione chiara sulla gestione aziendale può trasformarsi in un boomerang. È facile farsi affascinare dalla crescita rapida, ma senza un piano strategico solido (non mi riferisco ai business model che prevedono ricavi a otto zeri), le risorse raccolte rischiano di essere bruciate rapidamente. Questo porta molte startup a richiedere nuovo capitale per sopravvivere, creando una dipendenza che può essere fatale.

Non mancano esempi di startup che hanno raccolto enormi capitali solo per scoprire, troppo tardi, che le fondamenta organizzative non erano all’altezza. La conseguenza? Fondi esauriti, team disillusi e progetti abbandonati. E tutto questo non perché l’idea non fosse valida, ma perché mancava una guida esperta nella gestione.

Da anni investo personalmente in startup, alcune di successo, altre aggrappate a continui “aumenti di capitale”.

Sia chiaro, aumento di capitale non significa incapacità manageriale. L’aumento di capitale, usato per lo scopo per cui è stato pensato (finanziare un progetto, espandere l’azienda, acquisizioni, …) è uno strumento cruciale nelle aziende (sane).

L’uso RICORRENTE di questo strumento al fine di finanziare una azienda che SISTEMATICAMENTE perde soldi in investimenti non legati a una strategia ragionata, è invece un circolo vizioso che porta a un solo risultato finale: il fallimento dell’azienda, e la perdita dei soldi dell’investitore.

Solo in questi ultimi anni mi è capitato di vedere aziende che gettano nel camino soldi altrui in costi operativi senza senso (uffici e auto aziendali luxury, giusto per fare un esempio, ma potrei continuare citando aperture di sedi no-sense in USA), o che a valle di errori manageriali si girano verso i soci chiedendo soldi in varie forme (indovinate indovinate… aumenti capitale? esatto! Ma anche minibond, o convertibili o qualunque altro strumento purché entrino soldi sul conto corrente aziendale).

Ah, e non parliamo delle valutazioni premoney o di vendita dal mercato secondario, qui si aprirebbe un discorso che richiederebbe diversi articoli su LinkedIn (o nelle sede legali opportune).

Da queste situazioni, mi metto il cappello da investitore, è meglio stare alla larga evitando di cadere nel loop, potenzialmente letale. Da consulente manageriale, ed è il motivo per cui Rastan Consulting oggi è sul mercato, mi pongo l’obiettivo di affiancare queste realtà nella costruzione di un percorso che trasformi in modo SANO le idee in risultati tangibili. Come? Evitando gli errori più comuni e consolidando la propria crescita attraverso un modello di business sostenibile.

Citando l’esempio precedente, mi piacerebbe vedere più aziende “ricche” e meno “arricchite”.